
Imparare a conoscere
Carlotta e Martina improvvisamente iniziarono a scappare, terrorizzate allungando le loro piccole e morbide braccia, verso coloro che conoscevano, la nonna, la zia, quant’altri loro riconoscevano come porto sicuro, piangevano disperate, non conoscevano l’origine di quei “assordanti “rumori, ma il loro terrore era lampante, piccole gocce di rugiada cadevano copiose dai loro occhi, gli stessi che sino ad un momento prima, brillavano di quella luce che possiede solo chi ha l’animo puro, l’anima di un bambino.
Erano venti i giorni, che avevano quando arrivarono nel luogo dove l’odore del mare e dei fiori, non concedeva spazio ai rumori e le puzze della città, abituate a sentire e vedere il cinguettio degli uccellini, il fruscio del vento fra le fronde degli alberi, ed anche il rumore delle macchine che parcheggiavano in lontananza ma mai ad un simile frastuono.
La nonna con un dolce e rassicurante sorriso le tenne fra le sue braccia fino a quando le piccole gocce di rugiada cedettero il posto ai loro primi interrogativi, fu allora che con tranquilla pazienza le accompagno lì, all’origine del rumore, con innata dolcezza spiego loro che non c’erano né draghi ne mostri ad emettere quei rumori assordanti, ma un semplice ed onesto signore che stava lavorando.
Carlotta e Martina si rassicurarono , ripresero candidamente a giocare, e da quel giorno entrambe hanno imparato che ci sono dei rumori, paurosi, terrificanti, ma rimangono tali fino a quando non imparano a conoscerli, si potranno essere fastidiosi, ma non ne avranno più paura…
Oggi riconoscono il rumore dell’ascensore o di una macchina che frena, di un clacson piuttosto che la sirena di una fabbrica, non gli piacciano, ma sicuramente non ne hanno più paura, ogni volta che qualcosa potrà spaventarle sapranno dove andare a rifugiarsi, ogni giorno che trascorre imparano cose nuove, di cui non avranno più paura, ma la cosa più importante, è la consapevolezza che dovranno conoscere ancora tante cose e che per tutto ci sarà una spiegazione, così impareranno una verità forse l’unica; …quella non aver paura di quello che non sì conosce…
Il Mare
di Diamante Ballini
Riccardo vecchio lupo di mare, il sole e la salsedine che per anni l’avevano accompagnato, avevano lasciato tracce indelebili sul suo viso.
Un lungo sospiro, poche sillabe sbiascicate traghettarono Riccardo nel suo ritorno a casa.
…” il mare, il mare Cini, guarda il mare… e silenzio fù!
Per l’intera sua esistenza, lui era stato l’unico ed indiscusso vero amico, mille i problemi, milioni i pregiudizi avevano scandito ogni istante la sua vita, ma bastava anche un solo sguardo, al silente fratello, che ogni problema ogni dolore ogni cattiveria che aveva attraversato il suo quotidiano si tramutava in un antico ricordo.
Venti erano gli anni che aveva quando si arruolo in marina, all’agiatezza della sua famiglia, preferi la durezza del mare, voleva essere libero, conoscere il mondo essere vicino a lui, il suo mare.
Prima guerra mondiale, seconda guerra mondiale, campagna d’africa, malaria, tutta la storia dei libri di testo era stata scritta anche con le sue mani, le mani di un uomo fedele alla sua scelta di vita, un uomo che aveva conosciuto ed imparato sulla sua pelle cosa era giusto e cosa no, un uomo che raccontava i suoi sogni all’onda che infrangendosi sullo scafo della casa galleggiante lo ridestava al sapore di sale.
Anche quando il colosso su cui navigava fù condannato a riposare sui fondali gelidi ed irti di pericoli, ebbe la prontezza di sorridere e rincuorare chi più giovane ed inesperto di lui, piangeva e malediva accanito quel Dio beffardo, il suo coraggio e il suo inesorabile amore mai vennero a vacillare.
Gli anni continuavano a trascorrere ed il non più giovane Riccardo, si rese conto che la sua pelle graduata, doveva cedere nolente o volente, il passo a normali abiti civili.
Gli ultimi anni ,nonno li trascorreva ad insegnare a i suoi due piccoli cuccioli d’uomo, i figli di sua figlia, Cini, il rispetto, l’amore per il mare, un amore incondizionato, un amore fatto di rinunce e sacrifici, ma proprio per questo vero ed indissolubile.
Nonno aveva rinunciato agli agi che una vita su terra ferma non gli avrebbero certo negato, lui , nonno preferì ingoiare la nafta di navi silurate, i brividi di quegli squali non del tutto amichevoli, la fame, la fuga ad un giuramento per una repubblica mai riconosciuta, un disprezzo a regole che uccidevano uomini tatuati, ma nulla era sacrifigio insormontabile nell’attimo in cui, quell’armoniosa nenia colma di salsedine, accarezzava i suoi pensieri.
Il volto rigato dalla vita, cotto dal sole rendevano ancora più splendenti gli occhi chiari , color libertà , pieni di vita, una vita di emozioni e rigore, di paure e gioie, profumi che solo
il mare sà donare a chi sa attendere.
Quell’uomo ormai è diventato un ricordo, lontano ricordo di emozioni e insegnamenti dolcemente tramandati!
I suoi cuccioli ormai sono grandi, la sua eredità integra è stata tramandata ancora una volta, ed oggi altri due cuccioli d’uomo di quel bisnonno dagli occhi color libertà, stanno imparando ad amare ma soprattutto rispettare, l’unico vero amico: il mare.


